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L'edificio dell'Eremo di Ronzano

La Chiesa
La struttura della chiesa,
nettamente influenzata dalla ristrutturazione domenicana
del 1480, è costituita da un'aula unica, tipica
delle piccole chiese monastiche, affiancata da una fuga di
otto cappelle (quattro per parte) di lieve profondità,
coperte da volte con archi a tutto sesto di tipo rinascimentale,
in contrasto con la forma gotica del presbiterio con costoloni
e volte in muratura e il soffitto dell'aula centrale a capriate
lignee scoperte.
È un'architettura di transizione fra il gotico ed il
rinascimentale, tipica dell'architetto Gaspare Naldi, che
già in città, per esempio nella chiesa di San
Giacomo, operava simili aggiornamenti stilistici.
La chiesa si presenta in uno stile tipicamente monastico.
Originariamente la parte centrale era costituita da un grande
coro riservato ai religiosi per la recita dell' ufficio divino,
mentre la parte riservata ai fedeli era limitata alle prime
due arcate vicine alla porta d'ingresso ed era divisa dal
coro da una grata di ferro.
Questa antica divisione, oggi
viene ricordata da due semicolonne che sporgono verso la navata.
Era la stessa sistemazione della chiesa di S. Domenico in
cui il meraviglioso coro, tutto intarsiato, era al centro
della chiesa davanti al presbiterio.
Monastica e soprattutto domenicana è tutta l'impostazione
architettonica e decorativa. |
L'arco
trionfale e la porta
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Arco trionfale
(particolare) |
Nell'arco trionfale è
raffigurata l'incarnazione, l'ingresso cioè di Gesù
Cristo nella Storia della Salvezza. A
destra dell'arco è rappresentata Maria; viene cosi
evidenziato il suo ruolo nella Chiesa-comunità.
In alto al centro, è raffigurato il Padre celeste,
sopra le nubi, che invia lo Spirito a Maria mentre si trova
in preghiera. Accanto a Maria, un cartiglio riprende le sue
parole: "Ecco la Serva del Signore".
A sinistra è raffigurato l'angelo che reca a Maria
l'annuncio del Padre.
L'affresco appena descritto,
posto nell'arco trionfale, è la parte più visibile
e oggi più importante. Le decorazioni absidali sono
scomparse a causa dei tanti rimaneggiamenti fatti lungo i
secoli, in particolare durante la peste del '600, quando la
chiesa venne completamente coperta di calce per la disinfezione.
Contrapposto all'arco trionfale, é raffigurato, sopra
la porta d'ingresso in fondo alla chiesa, il Cristo che risorge
dal sepolcro, per indicare l'unità del mistero fra
il Cristo che viene al mondo nell'incarnazione, e il Cristo
che risorge. La porta d'ingresso indica che Egli è
la porta della vita.
I fregi
mediano e superiore
Le decorazioni che si notano nel fregio mediano
e superiore, che corre lungo tutto il perimetro della navata
sopra le cappelle minori, sono una descrizione-esaltazione
dell'Ordine domenicano: nel medaglioni sono
rappresentati i santi, i papi e i vescovi di questo ordine
religioso. Essi stanno ad indicare come la chiesa di Dio si
manifesti lungo i secoli, tramite anche la vitalità
di questi tralci.
Le
Cappelle
Originariamente la chiesa aveva
tutte le cappelle minori e il presbiterio affrescati con temi
diversi a seconda delle necessità liturgiche o delle
esigenze dei benefattori di un tempo. Oggi, dopo un'accurata
opera di raschiamento, sono affiorati alcuni affreschi significativi.
Iniziando dal fondo, nella prima cappella di sinistra, che
è la più completa, spicca la figura di Maria
in trono col bambino. È fiancheggiata dai
quattro dottori della chiesa d' Occidente: S. Gregorio,
S. Ambrogio, S. Girolamo, S. Agostino.
Qui Maria viene rappresentata come colei che sostiene la Chiesa
attraverso la sapienza dei dottori, che, con la loro ortodossia,
garantiscono e testimoniano la Parola di Dio. |
Nella quarta
cappella a sinistra, i domenicani hanno voluto rappresentare
la loro famiglia religiosa.
Al centro si vede S. Domenico assiso in trono
e fiancheggiato a destra dalla famiglia maschile dei santi
e beati domenicani e a sinistra dal gruppo femminile delle
suore, tra le quali spicca la Beata Diana D'Andalò,
iniziatrice dell'esperienza religiosa femminile a Bologna.
S. Domenico, nella mano destra tiene una chiesa: è
la raffigurazione dell'antica chiesa di Ronzano e sta ad indicare
l'inserimento di questo convento nella vita della Chiesa universale.
All'interno di questa cappella è stata anche trasportata
una croce romanica che anticamente si trovava
nella strada d'accesso al fondo di Ronzano. È una croce
simile a quelle che si trovavano alle porte delle città,
per indicarne la sacralità. Il modello originale risale
al 1000-1100, all'epoca delle prime formazioni religiose dell’
eremo di Ronzano. È in pietra dolce e raffigura, come
tutte le croci di quel periodo, il mistero pasquale di Cristo:
è croce-risurrezione, con al centro l'agnello pasquale
glorioso. Sulle quattro braccia sono disegnati dei viticci
e delle foglie di vite: rappresentano l'Eucaristia che costruisce
la comunità. Per questo motivo nel suo basamento è
stato ricavato il tabernacolo. |
Nella quarta cappella a destra,
è stata collocata un'immagine marmorea della
“Vergine dei Gaudenti", del 1300, una
vera reliquia che testimonia la presenza di quei frati. Un
tempo era situata sulla porta d'ingresso del convento, salvata
dai padri domenicani e collocata all'interno per difenderla
da vandalismi o furti.
L'opera è di stile gotico: su due colonnine poggia
un arco e dentro si trova, in altorilievo, l'immagine della
Madonna, in piedi con la mano protesa in avanti, verso il
figlio, mentre il viso è rivolto verso i fedeli (è
colei che indica e, nello stesso tempo, intercede). Il bambino
che ha in braccio è nudo: si presenta nella povertà
tipicamente francescana di quel periodo, tutta intenta a valorizzare
l'umanità di Cristo quale strumento di salvezza dell'uomo.
Il bambino guarda la madre e nella mano sinistra tiene una
croce, segno della redenzione. La stessa croce gli fa da aureola,
mentre con la mano destra indica il seno della madre, da cui
ha ricevuto vita e nutrimento. È questo doppio gesto
della mano, appoggiata al seno di Maria e dello sguardo rivolto
a lei, che esprime la risposta del figlio alla preghiera-intercessione
della Madre.
Il tipo di aureola che sta dietro alla Madonna, indica l'appartenenza
di questa opera ai frati Gaudenti, è infatti formata
da una sequenza di foglie di giglio, emblema araldico della
milizia.
L'opera nel complesso è di grande pregio artistico
e ricca di messaggi teologici e liturgici.
All'interno di questa cappella, nel pilastro interno, è
stata recentemente scoperta anche una pittura integra di
S. Tommaso D'Aquino, il rappresentante
della famiglia domenicana, che unendo filosofia e teologia
nella “Summa Theologica”, ha offerto
una sintesi di tutto il sapere umano.
L'artista, in questa pittura, ha voluto evidenziare l'ortodossia
della sua dottrina. San Tommaso è seduto davanti
ad un banco, tiene un libro vicino al cuore e la mano sinistra
in atteggiamento di insegnare. Vicino alle sue orecchie,
come se fossero gli ispiratori della sua dottrina, sono
raffigurati Pietro e Paolo che tendono la mano verso il
libro, Parola di Dio, tanto meditato e approfondito da S.
Tommaso durante la sua vita.
Le restanti cappelle,
che risultano guastate dalle aperture dì antiche
finestre (ora richiuse), avevano pitture delle quali appare
solo qualche vestigia, in attesa che un accurato restauro
riporti in luce ciò che ancora rimane.
Nelle ultime fasi di restauro della chiesa sono apparsi
due grandi archi laterali a pieno centro
e ricostruiti. È anche stata ripristinata la pavimentazione
della chiesa con il suo cotto a formelle quadrate e, durante
i lavori, furono anche scoperte tombe con ossa e interi
scheletri, probabilmente appartenenti ai frati Gaudenti.
Da ultimo, si può affermare che le vicende religiose,
sociali e politiche hanno influito sulla costruzione e sulle
caratteristiche architettoniche e decorative dell'attuale
struttura, modificandola e lasciando evidenti e contraddittorie
tracce.
Il passaggio dei vari Ordini religiosi fu sempre caratterizzato
da una volontà di pace in relazione all'ambiente:
volontà che si nota ancora oggi nella serenità
delle linee, del luogo e del suo stretto rapporto con la
natura circostante.
Il messaggio che si ricava dalle pitture e dalle opere d'arte
che fanno parte integrante dell'Eremo, parla della vita
e delle vicissitudini trascorse nel silenzio del chiostro
e testimonia l'impulso spirituale e culturale che informava
la vita di coloro che nel corso dei secoli abitarono queste
mura. La vita ha influito sull'arte e l'arte oggi rivela
la vita d'allora.
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