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Storia dell'Eremo
Le Origini
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Spada
di Ronzano in bronzo
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La Preistoria a Ronzano rivela tracce che
risalgono alla Prima Età dei Ferro.
Da una tomba dell’epoca, scoperta dal Gozzadini nel
1848, è venuta alla luce una Spada di Ronzano
in bronzo, di tipo alpino, conservata con altri reperti
al Museo Civico di Bologna.
Gli Etruschi e i Romani
hanno lasciato a Ronzano tracce evidenti della loro attiva
presenza: i primi con frammenti di vasi a vernice nera,
i secondi con cocci di urne cinerarie e di olle vinarie.
Il toponimo “RONZANO” è
quasi certamente dovuto alla presenza dei romani, in quanto
deriverebbe dalla locuzione Arruntiani fundus,
ossia fondo appartenente alla famiglia romana Arruntia,
citata tra altre sulla tavola di Velleia.
La Civiltà Cristiana
Cremonina Piatesi,
nobildonna bolognese, si rifugiò a Ronzano con cinque
compagne e vi costruì nel 1140 un romitorio ed una
cappella dedicata alla SS. Trinità. Cremonina fu
seguita nel 1209 dalla pronipote Raimondina che ampliò
il romitorio e costruì la chiesa.
Erano gli anni delle crociate e le vocazioni femminili alla
solitudine e alla preghiera erano favorite dalla forzata
assenza degli uomini in armi.
Altra presenza femminile significativa a Ronzano è
quella di Diana d’Andalò de’Carbonesi,
sorella del fondatore dei Gaudenti.
Le sue ossa vennero identificate e composte a Ronzano dal
Gozzadini nel 1851.
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I “Frati
Gaudenti”
Loderingo d’Andalò
de’Carbonesi, fratello di Diana, acquista
Ronzano nel 1267 assieme a cinque confratelli e vi fonda
il sodalizio dei “Frati Gaudenti” o
della “Milizia della B.V. Gloriosa”
(in latino del tempo gaudiosa), da cui l’appellativo
“gaudenti”.
Si tratta di un Ordine Cavalleresco composto da uomini sposati
o celibi, dei quali vale la pena ricordare lo stesso Loderingo
d’Andalò e Catalano Catalani che furono inviati
nella Firenze del 1260 con il compito di riportare la pace
tra Guelfi e Ghibellini dopo la battaglia di Montaperti.
Ingiustamente Dante li bollò di parzialità
(Inferno
XXIII 82-108).
I Gaudenti, a Bologna, si distinsero per l'opera pacificatrice
tra le famiglie degli Asinelli e gli Scannabecchi, divise
da una sanguinosa inimicizia.
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Madonna
col bambino
(XIV sec.) |
Loderingo predilesse Ronzano
e vi fabbricò il posticium o eremitaggio
personale, mentre per i confratelli costruì la chiesetta
dedicata alla Beata Vergine Gaudiosa, dove con tutta probabilità
vi venerò il bassorilievo in marmo della Madonna
con Bambino (foto a destra), conservato attualmente
nella chiesa dell'Eremo.
L’ultimo Priore che resse i Frati Gaudenti in pieno
periodo di decadenza fu Fra Lodovico Barbieri che vendette
Ronzano ai Domenicani il 3 gennaio 1475.
Altre testimonianze della loro presenza sono i sigilli
dell’Ordine e le numerose e graficamente pregevoli
croci simboliche (foto a sinistra).
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I Domenicani
I Frati Domenicani fecero abbattere
le strutture semi distrutte, comprese le ormai fatiscenti
due chiese presenti ed il cenobio definito come "unum
parvum tugurium ad tegendum magis bestias quam bomines"
e, nell'aprile del 1480, diedero inizio ai lavori
per la costruzione dei complesso di edifici da essi chiamato
fabbrica di S. Vincenzo Ferrer (la chiesa ed il convento come
oggi si vedono) e che nei documenti dell'epoca indicarono
come S. Vincentio de Ronzano. Il progetto fu commissionato
all'architetto Gaspare Naldi.
Negli anni 1527, 1630, Bologna venne colpita dalla peste e
Ronzano fu un sicuro rifugio per i frati Domenicani.
Nel 1633 venne costruito il deposito della neve, "servatorium
nevis". (foto)
Tempi difficili iniziarono quando, per qualche operazione
amministrativa non ben chiarita, il 15 ottobre dei 1652 Papa
Innocenzo X, decretò la soppressione dei piccoli conventi,
col breve “Instaurandae regularis disciplinae".
Vennero pubblicati i nomi delle gerarchie soppresse, fra le
quali compariva Ronzano. Il periodo di soppressione durò
a lungo e fu pieno di aspre diatribe, ma il convento non venne
mai abbandonato.
Nel periodo domenicano Ronzano visse in rapporto stretto con
la potente comunità che risiedeva in città nel
convento di S. Domenico, senza tuttavia rinunciare ad un proprio
grado di autonomia.
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| La soppressione
e i Gozzadini
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La
chiesa trasformata in salotto |
Il passaggio napoleonico segnò
profondamente il destino di Ronzano mettendo fine, con la
soppressione del 1798, alla presenza domenicana e riducendo
l’eremo a proprietà privata.
Per la struttura conventuale del complesso, la proprietà
del marchese De Lucca si rivelò nefasta. Le ristrutturazioni
messe in atto per adattare gli edifici ad uso mondano comportarono
la demolizione del chiostro corinzio, del quale furono vendute
colonne e capitelli, mentre la chiesa fu suddivisa in saloni
(foto). L’apertura di finestre ai lati comportò
la perdita di preziosi dipinti.
Dal 1806 al 1848 Ronzano passò sotto la proprietà
del Rettore del Collegio di Spagna che non vi apportò
cambiamenti.
Nel 1848 la proprietà venne acquistata dal conte Gìovanni
Gozzadini, uno dei maggiori eruditi bolognesi dei
secolo scorso, che, pur utilizzando l’eremo come residenza
privata, avviò opere di restauro per ridare al complesso
il volto originale: furono scoperti alcuni antichi affreschi
e portati in luce 16 capitelli corinzi dell'antico peristilio
rinascimentale , alcuni dei quali ancora oggi visibili all'interno
della chiesa. Oltre al restauro degli edifici, il conte vi
raccolse numerose opere d'arte ed arricchì il patrimonio
botanico.
Con i Gozzadini l'eremo tornò
ad essere centro di vita culturale e sociale (sede del loro
Circolo politico-letterario-scientifico). Furono
loro ospiti alcuni tra i personaggi più illustri dei
tempo, tra essi spiccavano: M. Minghetti, A. Aleardi,
G. Carducci, C. Pepoli, E. Panzacchi, A. Da Schio, A. Rubbiani,
W. Heibig, P. Perez.
I Gozzadini rimasero fino al 1887 circa, data in cui la famiglia
si estinse e l'eremo passò ai Conti Da Schio
fino al 1922.
I da Schio mantennero la tradizione gozzadiniana. Furono loro
ospiti Guglielmo Marconi, Ottorino Respighi, Almerigo
da Schio, Mons. Giacomo della Chiesa (Arcivescovo di
Bologna, che divenne Papa Benedetto XV) e infine Ines
Vida Milholland, l'intrepida suffragista americana.
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