SONO QUESTI I TUOI SANTI

E dunque, Signore, non guardare ai nostri quotidiani tradimenti,

a tutte queste viltà segrete e palesi,

ma guarda alla fede di tutti i giusti della terra:

ai giusti di qualunque religione e fede,

ai giusti senza nome, silenziosi e umili,

uomini e donne di cui nessuno

ha mai avvertito che neppure esistessero

e invece il loro nome era scritto sul tuo Libro.

Signore, guarda a tutti coloro

che non sanno neppure se esisti

e chi sia il tuo Cristo(foirse per causa nostra)

e invece sono vissuti per la giustizia

e la verità e la libertà e l'amore: uomini e donne a te carissimi

fra gli stessi santi dei nostri calendari:

sono loro a comporre la tua gioia,

la grande festa nei cieli. Amen

David M. Turoldo

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La Storia

L'Eremo di Ronzano

Storia dell'Eremo

Le Origini

Sigillo di Frate Gaudente
Spada di Ronzano in bronzo    
La Preistoria a Ronzano rivela tracce che risalgono alla Prima Età dei Ferro.
Da una tomba dell’epoca, scoperta dal Gozzadini nel 1848, è venuta alla luce unaSpada di Ronzano in bronzo, di tipo alpino, conservata con altri reperti al Museo Civico di Bologna.

Gli Etruschi e i Romani hanno lasciato a Ronzano tracce evidenti della loro attiva presenza: i primi con frammenti di vasi a vernice nera, i secondi con cocci di urne cinerarie e di olle vinarie.
Il toponimo “RONZANO” è quasi certamente dovuto alla presenza dei romani, in quanto deriverebbe dalla locuzioneArruntiani fundus, ossia fondo appartenente alla famiglia romana Arruntia, citata tra altre sulla tavola di Velleia.


La Civiltà Cristiana

Croce di Ronzano
Croce romanica   

Cremonina Piatesi, nobildonna bolognese, si rifugiò a Ronzano con cinque compagne e vi costruì nel 1140 un romitorio ed una cappella dedicata alla SS. Trinità. Cremonina fu seguita nel 1209 dalla pronipote Raimondina che ampliò il romitorio e costruì la chiesa.
Erano gli anni delle crociate e le vocazioni femminili alla solitudine e alla preghiera erano favorite dalla forzata assenza degli uomini in armi.
Altra presenza femminile significativa a Ronzano è quella di Diana d’Andalò de’Carbonesi, sorella del fondatore dei Gaudenti.
Le sue ossa vennero identificate e composte a Ronzano dal Gozzadini nel 1851.

I “Frati Gaudenti”

Croci simboliche dei Frati Gaudenti
Croci simboliche     

Loderingo d’Andalò de’Carbonesi, fratello di Diana, acquista Ronzano nel 1267 assieme a cinque confratelli e vi fonda il sodalizio dei “Frati Gaudenti” o della “Milizia della B.V. Gloriosa” (in latino del tempo gaudiosa), da cui l’appellativo “gaudenti”.
Si tratta di un Ordine Cavalleresco composto da uomini sposati o celibi, dei quali vale la pena ricordare lo stesso Loderingo d’Andalò e Catalano Catalani che furono inviati nella Firenze del 1260 con il compito di riportare la pace tra Guelfi e Ghibellini dopo la battaglia di Montaperti.
Ingiustamente Dante li bollò di parzialità (Inferno XXIII 82-108.
I Gaudenti, a Bologna, si distinsero per l'opera pacificatrice tra le famiglie degli Asinelli e gli Scannabecchi, divise da una sanguinosa inimicizia.

Madonna con Bambino
Madonna col bambino
(XIV sec.)     

Loderingo predilesse Ronzano e vi fabbricò il posticium o eremitaggio personale, mentre per i confratelli costruì la chiesetta dedicata alla Beata Vergine Gaudiosa, dove con tutta probabilità vi venerò il bassorilievo in marmo della Madonna con Bambino (foto a destra), conservato attualmente nella chiesa dell'Eremo. 
L’ultimo Priore che resse i Frati Gaudenti in pieno periodo di decadenza fu Fra Lodovico Barbieri che vendette Ronzano ai Domenicani il 3 gennaio 1475.
Altre testimonianze della loro presenza sono i sigilli dell’Ordine e le numerose e graficamente pregevoli croci simboliche (foto a sinistra).

I Domenicani

Servatorium nevis
         Servatorium nevis   

I Frati Domenicani fecero abbattere le strutture semi distrutte, comprese le ormai fatiscenti due chiese presenti ed il cenobio definito come "unum parvum tugurium ad tegendum magis bestias quam bomines" e, nell'aprile del 1480, diedero inizio ai lavori per la costruzione dei complesso di edifici da essi chiamato fabbrica di S. Vincenzo Ferrer (la chiesa ed il convento come oggi si vedono) e che nei documenti dell'epoca indicarono come S. Vincentio de Ronzano. Il progetto fu commissionato all'architetto Gaspare Naldi.
Negli anni 1527, 1630, Bologna venne colpita dalla peste e Ronzano fu un sicuro rifugio per i frati Domenicani.
Nel 1633 venne costruito il deposito della neve, "servatorium nevis". (foto) 
Tempi difficili iniziarono quando, per qualche operazione amministrativa non ben chiarita, il 15 ottobre dei 1652 Papa Innocenzo X, decretò la soppressione dei piccoli conventi, col breve“Instaurandae regularis disciplinae".
Vennero pubblicati i nomi delle gerarchie soppresse, fra le quali compariva Ronzano. Il periodo di soppressione durò a lungo e fu pieno di aspre diatribe, ma il convento non venne mai abbandonato.
Nel periodo domenicano Ronzano visse in rapporto stretto con la potente comunità che risiedeva in città nel convento di S. Domenico, senza tuttavia rinunciare ad un proprio grado di autonomia.

La soppressione e i Gozzadini

La chiesa trasformata in salotto

Il passaggio napoleonico segnò profondamente il destino di Ronzano mettendo fine, con la soppressione del 1798, alla presenza domenicana e riducendo l’eremo a proprietà privata.
Per la struttura conventuale del complesso, la proprietà del marchese De Lucca si rivelò nefasta. Le ristrutturazioni messe in atto per adattare gli edifici ad uso mondano comportarono la demolizione del chiostro corinzio, del quale furono vendute colonne e capitelli, mentre la chiesa fu suddivisa in saloni (foto). L’apertura di finestre ai lati comportò la perdita di preziosi dipinti.
Dal 1806 al 1848 Ronzano passò sotto la proprietà del Rettore del Collegio di Spagna che non vi apportò cambiamenti.
Nel 1848 la proprietà venne acquistata dal conte Gìovanni Gozzadini, uno dei maggiori eruditi bolognesi dei secolo scorso, che, pur utilizzando l’eremo come residenza privata, avviò opere di restauro per ridare al complesso il volto originale: furono scoperti alcuni antichi affreschi e portati in luce 16 capitelli corinzi dell'antico peristilio rinascimentale , alcuni dei quali ancora oggi visibili all'interno della chiesa. Oltre al restauro degli edifici, il conte vi raccolse numerose opere d'arte ed arricchì il patrimonio botanico.

Con i Gozzadini l'eremo tornò ad essere centro di vita culturale e sociale (sede del loro Circolo politico-letterario-scientifico). Furono loro ospiti alcuni tra i personaggi più illustri dei tempo, tra essi spiccavano: M. Minghetti, A. Aleardi, G. Carducci, C. Pepoli, E. Panzacchi, A. Da Schio, A. Rubbiani, W. Heibig, P. Perez.
I Gozzadini rimasero fino al 1887 circa, data in cui la famiglia si estinse e l'eremo passò ai Conti Da Schio fino al 1922.
I da Schio mantennero la tradizione gozzadiniana. Furono loro ospiti Guglielmo Marconi, Ottorino Respighi, Almerigo da Schio, Mons. Giacomo della Chiesa (Arcivescovo di Bologna, che divenne Papa Benedetto XV) e infine Ines Vida Milholland, l'intrepida suffragista americana.

 
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